Passa ai contenuti principali

375 - Vaccinare chi ha contratto il COVID

[Tempo di lettura: 3 min] 
Anche se l'infezione naturale da virus SARS-CoV2 offre una certa protezione contro la reinfezione, si stanno ancora studiando le caratteristiche dell'immunità naturale rispetto a quella indotta dal vaccino e come i vaccini possano essere impiegati al meglio per aumentare l'immunità naturale. Due studi indicano che la vaccinazione di chi ha già contratto il COVID può ridurre il rischio di reinfezione.

In uno studio prospettico nel Regno Unito, i ricercatori hanno seguito >35.000 operatori sanitari asintomatici (84% donne; età mediana 46 anni) da dicembre 2020 a settembre 2021 con tamponi molecolari bisettimanali.

Circa 9000 avevano una storia di pregresso COVID prima dell'arruolamento; in questo gruppo, il rischio di reinfezione era inizialmente inferiore di circa l'86% rispetto agli altri partecipanti.

Entro 1 anno dall'infezione, questa riduzione del rischio è scesa a circa il 70%. Con una o due vaccinazioni successive, quasi tutte con vaccino BNT162b2 (Pfizer), la riduzione del rischio di reinfezione era ≥90%, senza segni di riduzione della protezione durante la durata dello studio.

Al contrario, tra i circa 26.000 partecipanti senza storia di COVID, due dosi di BNT162b2 hanno inizialmente ridotto il rischio di infezione di circa l'85%, ma questa protezione scendeva a circa il 50% entro 6-7 mesi dalla seconda dose di vaccino. Aumentare il lasso di tempo tra le dosi di vaccino oltre le 6 settimane non influenzava sostanzialmente questi risultati.

In uno studio retrospettivo da Israele, i ricercatori hanno esaminato la documentazione clinica di quasi 150.000 pazienti guariti dal COVID tra agosto 2020 e maggio 2021.

Tra i circa 66.000 rimasti non vaccinati, 2168 sono stati reinfettati entro la fine di novembre 2021 (10,2 casi per 100.000 al giorno), mentre tra i circa 83.000 vaccinati con una o due dosi successive di BNT162b2, solo 354 sono stati reinfettati (2,5 casi per 100.000 al giorno), con un'efficacia vaccinale stimata dell’82%.

La somministrazione di due dosi di vaccino post-infezione non sembrava conferire maggiore protezione rispetto alla dose singola.

Questi studi non hanno valutato la gravità clinica delle reinfezioni documentate, né gli autori speculano su come la comparsa di nuove varianti virali durante lo studio possa aver influenzato i risultati.

Nessuno dei due studi specifica se gli effetti collaterali del vaccino siano stati maggiori nei soggetti precedentemente infettati.

Tuttavia, sapendo che l’effetto clinico di qualsiasi reinfezione da COVID non è ben chiaro, né per i vaccinati né per i non vaccinati, l'incidenza delle reinfezioni può essere chiaramente ridotta in modo significativo con una singola vaccinazione dopo l'infezione naturale.




Protection against SARS-CoV-2 after Covid-19 vaccination and previous infection.
N Engl J Med 2022 Feb 16; [e-pub].

Effectiveness of the BNT162b2 Vaccine after Recovery from Covid-19. 
N Engl J Med 2022 Feb 16; [e-pub].





Gilberto Lacchia - Pubblicato 02/03/2022 - Aggiornato 02/03/2022

Commenti

Post popolari in questo blog

266 - Oppioidi e antidepressivi: attenti alle interazioni pericolose

[Tempo di lettura: 7 min]  Associare oppioidi e farmaci antidepressivi espone a diversi tipi di interazione. Alcuni oppioidi aumentano l'attività serotoninergica e possono indurre una sindrome serotoninergica. In certi casi gli SSRI possono bloccare il metabolismo degli oppioidi riducendo l’effetto analgesico di alcuni o aumentando le concentrazioni e il rischio di effetti avversi di altri. La strategia preventiva più semplice è quella di evitare la prescrizione degli oppioidi associati a maggiori rischi di interazione. L'effetto analgesico degli oppioidi è mediato attraverso tre recettori oppioidi principali, mu , delta e kappa .  Molti oppioidi, soprattutto quelli sintetici, agiscono anche su altri target, bloccando per esempio la ricaptazione di serotonina e noradrenalina e i recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). Alcuni oppioidi inibiscono il trasportatore di serotonina che aumenta le concentrazioni di serotonina nella sinapsi e quindi l'effetto postsinaptico della se...

304 - Scialorrea da farmaci

[Tempo di lettura: 4 min]    Diversi farmaci, utilizzati soprattutto in psichiatria, possono causare ipersalivazione. È un problema che può ridurre la qualità di vita dei pazienti e a volte avere complicanze gravi. La scialorrea (ipersalivazione) è un sintomo soggettivo, percepito dal paziente come eccessiva produzione di saliva. A volte si presenta con una fuoriuscita di saliva dalla bocca perché il soggetto non riesce a trattenerla dietro la barriera labiale. È un fenomeno comune nei neonati, ma è considerata anomala dopo i quattro anni. Può essere causata dalla diminuzione della frequenza di deglutizione o dall’aumento della produzione di saliva. Le cause possono essere locali (odontalgia, protesi mal posizionate, infiammazioni o infezioni orali), neurologiche (nevralgia trigeminale, tumori cerebrali, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica), tossiche (mercurio, iodio, fluoruro di sodio, funghi velenosi, nicotina) o farmacologiche. La scialorrea può avere div...

331 - Valutare gli aumenti della creatinchinasi

[Tempo di lettura: 8 min]  Un aumento della creatinchinasi è un riscontro frequente in medicina generale. La maggior parte dei casi lievi dipendono da cause transitorie e autolimitantesi. In alcune situazioni è opportuna una valutazione diagnostica più approfondita. La creatinchinasi (CK) è l'enzima più utilizzato per diagnosi e follow up delle malattie muscolari. Le concentrazioni sieriche aumentano in risposta alla lesione muscolare ed è l'indicatore più sensibile di danno muscolare e il miglior parametro del decorso della lesione muscolare. La CK è un dimero e si presenta in tre isoenzimi diversi (MM, MB e BB), che possono essere distinti all’elettroforesi. Il muscolo scheletrico ha la più alta concentrazione di CK di qualsiasi tessuto, con più del 99% MM e piccole quantità di MB. Il tessuto cardiaco ha la più alta concentrazione di CK-MB, che rappresenta circa il 20% della CK cardiaca (la troponina I è un marker più specifico di danno miocardico rispetto alla CK-MB, uti...