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Visualizzazione dei post con l'etichetta FRATTURE

589 - Antipertensivi e anziani: prudenza!

Nei pazienti anziani e fragili, l’inizio di una terapia antipertensiva può comportare rischi significativi, come insufficienza renale acuta, cadute e fratture. [Lettura 5 min] I ricercatori hanno utilizzato i dati del Clinical Practice Research Datalink (CRPD) del Regno Unito per valutare la terapia antipertensiva sugli anziani con esigenze sanitarie complesse (ESC). La popolazione dello studio includeva persone di età >65 anni con ESC, definite da tre indicatori valutati durante l’anno precedente l’inizio dello studio: ricoveri non programmati (coorte ricovero) punteggio dell’indice di fragilità elettronico ≥3 (coorte fragilità) prescrizione di ≥10 farmaci diversi (coorte politerapia) Sono stati esclusi i pazienti in terapia con antipertensivi nell’anno precedente l’inizio dello studio. Gli esiti studiati, cadute, fratture e insufficienza renale acuta (IRA) grave, sono stati identificati dai dati del CRPD e da quelli ospedalieri. I dati sulle prescrizioni sono stati utilizzati per...

579 - Vitamina D: linee guida controcorrente

Le nuove linee guida sconsigliano comportamenti ormai consolidati nella pratica, ma non dalle prove scientifiche. Basta con i dosaggi della vitamina D sierica e con la definizione di livelli "target" da raggiungere. [Lettura 7 min] Nel 2011, la Endocrine Society aveva pubblicato una linea guida su “Valutazione, trattamento e prevenzione della carenza di vitamina D” nella quale i punti principali erano: lo screening di routine nella popolazione generale adulta era sconsigliato, ma raccomandato solo per i soggetti ad alto rischio di carenza (p.es. pazienti con osteoporosi, obesità o storia di cadute); la carenza di vitamina D veniva definita da livelli sierici di 25-idrossivitamina D (25[OH]D) <20 ng/mL, sebbene si riconoscesse la variabilità dei metodi di dosaggio; l'apporto dietetico raccomandato era di almeno 600 UI al giorno (800 UI dopo i 70 anni), con possibilità di aumentare fino a ≥1500 UI nei soggetti a rischio. Si sottolineava la scarsa presenza di vitamina D ...

557 - Antipertensivi e rischio di fratture negli anziani

L'inserimento in terapia di un farmaco antipertensivo negli anziani va ponderato con attenzione, soppesando rischi e benefici. Soprattutto nei soggetti più fragili. [Lettura 4 min] Nonostante l'uso diffuso di antipertensivi negli anziani, esistono poche evidenze che mettano in rapporto l'inizio di questa terapia al rischio di fratture in questa popolazione vulnerabile, caratterizzata da multimorbilità, politerapia e fragilità. Gli anziani in strutture residenziali hanno un rischio elevato di cadute: più di un quarto di queste comportano lesioni gravi; nel 10-15% dei casi esitano in fratture, ricoveri ospedalieri o morte. La terapia farmacologica è un fattore di rischio modificabile che può condizionare le cadute. Gli antipertensivi, data l'alta prevalenza di ipertensione, sono i farmaci più comunemente utilizzati in questa fascia di età. Questi farmaci spesso causano ipotensione ortostatica, che può innescare cadute e, di conseguenza, fratture, soprattutto nel periodo i...

485 - Ancora su vitamina D e rischio di frattura

[Tempo di lettura: 6 min]  Una recente analisi dei dati di uno studio australiano ha valutato l’effetto della vitamina D sul rischio di frattura. Di nuovo, l'integrazione di routine di vitamina D non ha ridotto le fratture negli anziani che vivono in comunità. Alcune meta-analisi di studi osservazionali hanno rilevato che basse concentrazioni sieriche di 25-OH vitamina D (25(OH)D) sono associate a un aumento del rischio di fratture in qualsiasi sede e di fratture dell'anca. Questi risultati potrebbero tuttavia derivare da una causalità inversa o fattori di confondimento. Le revisioni sistematiche e le meta-analisi di studi controllati randomizzati (RCT) non hanno dimostrato che l'integrazione con vitamina D da sola riduca il rischio di frattura. Lo studio VITAL , con 25.800+ partecipanti, follow-up mediano >5 anni, ha rilevato che l'integrazione quotidiana con 2000 UI di vitamina D3 ha avuto un effetto trascurabile sull'incidenza di fratture in uomini di età ...

455 - Aspirina come tromboprofilassi in ortopedia

[Tempo di lettura: 4 min]  Nei pazienti con fratture di arti o bacino, operati o meno, viene prescritta di routine la tromboprofilassi con eparina a basso peso molecolare. Un grande studio multicentrico ha stabilito che per la profilassi l’aspirina non è inferiore in termini di efficacia e sicurezza. La trombosi venosa è una complicanza ben nota e potenzialmente fatale dopo un trauma ortopedico. Numerose linee guida raccomandano la tromboprofilassi per ridurre il rischio di morte e le complicanze associate al trombosi venosa dopo lesioni ortopediche traumatiche. Non è tuttavia chiaro quale sia il farmaco ottimale. I risultati di recenti studi e metanalisi suggeriscono che l'aspirina può essere un'efficace alternativa all'eparina a basso peso molecolare (EBPM) in pazienti sottoposti ad artroplastica totale, con un profilo di sicurezza più favorevole. Le evidenze in pazienti con fratture, sottoposte o meno a terapia chirurgica, sono invece scarse. Lo studio PREVENT CLOT ( ...

422 - “Vacanza terapeutica” dai bifosfonati: come, quando e per quanto tempo

[Tempo di lettura: 11 min]  I bifosfonati sono una terapia efficace per l’osteoporosi utilizzata da più di 40 anni. Negli ultimi anni, le preoccupazioni per reazioni avverse riconosciute (p.es. esofagite) e i potenziali problemi di sicurezza a lungo termine, come le fratture femorali atipiche, e l'osteonecrosi della mandibola, insieme alla possibilità che la riduzione del rischio di fratture possa persistere per mesi o anni dopo l'interruzione del trattamento a lungo termine, hanno fatto aumentare l'interesse per l'interruzione o la sospensione della terapia dopo alcuni anni di trattamento. I legami chimici dei bifosfonati (P-C-P) sono analoghi biologici dei legami di pirofosfato (P-O-P) prodotti naturalmente. La sostituzione dell'atomo di ossigeno con uno di carbonio impedisce al composto di essere metabolizzato. Tutti i bifosfonati si legano all'osso e ne inibiscono il riassorbimento. I vari bifosfonati si differenziano per il grado di legame con l'osso...

221 - Rischio di fratture alla sospensione della terapia con denosumab

Rischio di fratture alla sospensione della terapia con denosumab - Blog Prescrivere Tempo di lettura: 4 min Il denosumab è un anticorpo monoclonale indicato per la terapia dell'osteoporosi in donne in post-menopausa e uomini con aumentato rischio di fratture e per il trattamento della perdita di massa ossea associata alla terapia ormonale in uomini con cancro alla prostata ad aumentato rischio di fratture. Da alcuni anni si è osservato un importante effetto rebound alla sospensione del trattamento che può durare fino a due anni, con aumento del rischio di frattura. Nel 2018 un grande studio multicentrico aveva rilevato che i pazienti trattati con denosumab avevano un maggior rischio di fratture vertebrali, spesso multiple, dopo la sospensione del trattamento. Nel Regno Unito il denosumab viene somministrato dai GP in studio ogni 6 mesi; è stata condotta una ricerca negli studi di medicina generale per valutare le implicazioni della somministrazione effettuata puntualmente ...

88 - Qual è la dose di calcio per la prevenzione delle fratture negli anziani?

Tempo di lettura: 5 min Sul numero di febbraio di  Prescrire  (ed. francese) è pubblicata la risposta a un lettore che chiede alla redazione quale sia la dose di calcio da consigliare agli anziani per la prevenzione delle fratture. Risposta di Prescrire La prevenzione delle fratture osteoporotiche si basa principalmente su misure non farmacologiche: prevenzione delle cadute, esercizio fisico regolare e dieta equilibrata. Nella popolazione adulta, senza storia di fratture osteoporotiche, l'integrazione di vitamina D con o senza calcio non si è dimostrata efficace nella prevenzione delle fratture, mentre espone a nefrolitiasi e potrebbe aumentare il rischio cardiovascolare. Solo nei soggetti ultra70enni che vivono in una struttura o che escono di casa poco o nulla è stato dimostrato che l'assunzione di 800 UI/die di vitamina D associata a calcio riduce il rischio di fratture del collo del femore. Negli studi clinici : 1.200 mg di calcio al giorno, come integratore alimentare....