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551 - La terapia dell'insufficienza cardiaca

L'insufficienza cardiaca è una patologia frequente in medicina generale e il MMG ne deve saper gestire la terapia, il monitoraggio e l'adeguamento nel tempo. [Lettura 10 min] Questo post si concentra sulla terapia farmacologica alla luce delle attuali linee guida. Stadi e classi dell'insufficienza cardiaca - Nel 2021 un gruppo di associazioni cardiologiche ha proposto una nuova classificazione dell'IC in 4 stadi: A : pazienti ad alto rischio di sviluppare IC in assenza di cardiopatia o sintomi IC (presenza di fattori di rischio come malattia coronarica, diabete, ipertensione, fibrillazione atriale, malattia cardiaca valvolare) B : cardiopatia strutturale in assenza di segni o sintomi di IC (aumento dei livelli di BNP, riduzione della FE) C : cardiopatia strutturale e sintomi di IC in atto o pregressi (dispnea, edemi declivi, astenia,…)  D : stadio avanzato , nonostante una terapia medica ottimale e interventi specialistici Le terapie sono rivolte prevalentemente a
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550 - Oppioidi e cadute con conseguenze gravi

L'esposizione agli oppioidi è associata al rischio di cadute con conseguenze gravi in tutti i gruppi di età, ma i più anziani hanno un rischio maggiore. [Lettura 3 min] Le cadute rappresentano una delle principali cause di infortunio e di ricovero ospedaliero, in particolare tra gli anziani, per i quali una caduta è una delle principali cause di declino funzionale, perdita di indipendenza e mortalità. Pochi studi sono stati progettati per valutare il rischio legato all'età per le cadute associate all'uso di oppioidi. In uno studio di popolazione, ricercatori australiani hanno quantificato il rischio correlato all'età di cadute con conseguenze gravi tra 3,2 milioni di adulti che hanno iniziato la prescrizione di oppioidi tra il 2005 e il 2018. La "caduta con conseguenze gravi" era definita da ricovero ospedaliero, accesso in pronto soccorso o morte in rapporto alla caduta. Nel database le donne erano il 53% del totale e i soggetti di età ≥85 anni erano il 4,3%

549 - Anticoagulanti orali ed SSRI: aumento del rischio emorragico

È noto che gli SSRI aumentano il rischio emorragico. L'associazione con anticoagulanti orali ha un effetto sinergico sul rischio di emorragie maggiori. [Lettura 5 min] I farmaci antidepressivi sono tra le classi di farmaci più frequentemente prescritte in tutto il mondo.  Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono quelli più utilizzati e spesso raccomandati per il trattamento del disturbo depressivo maggiore rispetto ad altre classi di antidepressivi, a causa dell'efficacia simile e del profilo di sicurezza relativamente favorevole. È stato dimostrato da tempo che gli SSRI aumentano il rischio di emorragie maggiori, probabilmente a causa della loro inibizione dell'attivazione piastrinica durante l'emostasi. Il rischio assoluto è basso per la maggior parte dei soggetti che assumono SSRI, ma l'associazione con antiaggreganti o anticoagulanti orali (AO) può aumentarlo. Molti studi (ma non tutti) degli ultimi 15 anni hanno dimostrato che il

548 - Anticoagulanti diretti: sì, no, forse

Una interessante revisione della letteratura fa il punto sulle indicazioni degli anticoagulanti diretti, sulle controindicazioni e sugli aspetti ancora incerti. [Lettura 9 min] Negli ultimi dieci anni, sulla base dei dati provenienti da ampi studi randomizzati e controllati, i DOAC sono diventati gli anticoagulanti preferiti per la prevenzione dell'ictus nella fibrillazione atriale e per il trattamento acuto e la prevenzione secondaria a lungo termine del tromboembolismo venoso (TEV) nella maggior parte dei pazienti, oltre ad aver ottenuto anche altre indicazioni, come la prevenzione primaria del TEV, per esempio dopo chirurgia ortopedica. I DOAC, che comprendono sia gli inibitori orali del fattore Xa sia gli inibitori della trombina, hanno alcuni vantaggi rispetto al warfarin, tra cui: minor rischio di emorragia intracranica dosaggio fisso senza monitoraggio di laboratorio di routine o restrizioni dietetiche più rapido onset/offset del farmaco, che facilita la pianificazione perip

547 - Effetti avversi della cascata prescrittiva

Prescrivere un farmaco per trattare un effetto avverso di una terapia precedente è comune negli anziani. La politerapia facilita queste situazioni. Il medico di famiglia ha un'importante funzione di "deprescrittore" in questi casi. [Lettura 4 min] La cascata prescrittiva si verifica quando un evento avverso di un farmaco viene erroneamente interpretato come nuovo problema medico e viene prescritto un secondo farmaco, potenzialmente non necessario, per trattare l'evento avverso. Si stima che circa un sesto delle visite al pronto soccorso degli anziani sia indotto da eventi avversi da farmaci. Il gruppo della geriatra Paula Rochon, che ha coniato il termine “cascata prescrittiva” negli anni ‘90, ha studiato diverse cascate prescrittive comuni nella pratica clinica. L'edema degli arti inferiori è un effetto collaterale ben noto dei calcio-antagonisti (CA). La prescrizione di diuretici per trattare edemi da CA è una frequente cascata prescrittiva: in genere i CA sono

546 - Effetti avversi psichiatrici di farmaci non psicotropi

Innumerevoli farmaci possono causare effetti avversi psichiatrici. Riconoscere l'origine iatrogena evita terapie psichiatriche di lungo termine e le conseguenze gravi di una diagnosi psichiatrica. [Lettura 8 min] Gli effetti avversi psichiatrici (EAP) sono definiti come comparsa di nuovi sintomi psichiatrici che si sviluppano durante una terapia non psichiatrica o peggioramento di disturbi psichiatrici preesistenti. La presentazione clinica è simile a sindromi psichiatriche spontanee. I sintomi possono verificarsi alle dosi abituali, in caso di intossicazione o nei giorni successivi alla sospensione di un determinato trattamento (p.es. dopo la sospensione dell’interferon-alfa). Gli effetti avversi sono molteplici: agitazione euforia confusione pensieri deliranti allucinazioni deflessione dell'umore e depressione ideazione suicidaria I fattori di rischio predisponenti sono disturbi psichiatrici pregressi o attuali, età estreme e le dosi più elevate. Effetti avversi intollerabili

545 - Cecità transitoria da ondansetron

La cecità transitoria è un effetto avverso raro dell'ondansetron somministrato sia per via parenterale sia orale. [Lettura 2 min] L'ondansetron (Zofran°) è un antiemetico, antagonista dei recettori della serotonina 5HT3, in commercio da circa 30 anni e autorizzato per il trattamento della nausea e vomito indotti da chemioterapia citotossica e radioterapia (adulti e bambini di età ≥6 mesi) e per la prevenzione e il trattamento della nausea e del vomito post-operatori (adulti e bambini di età ≥1 mese). Nel database di farmacovigilanza dell’OMS ( Vigiaccess ) sono stati registrati una cinquantina di casi di cecità attribuiti al l’ondansetron, in alcuni casi unilaterale. Il tempo di comparsa della cecità in media è stato di alcune ore dopo la somministrazione, sia per via endovenosa, sia per via orale. Nella metà dei casi analizzati da un centro di farmacovigilanza francese, la dose giornaliera era <4 mg, cioè inferiore alla posologia raccomandata per gli adulti in scheda tecni