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Visualizzazione dei post con l'etichetta IPERTENSIONE ARTERIOSA

570 - Il caffé fa male al cuore?

Il consumo di caffè ha effetti cardiovascolari significativi? Può aumentare le aritmie? Aumenta nel tempo la pressione arteriosa? [Lettura 6 min] || Punti Chiave || Uno studio su larga scala ha associato il consumo di caffè a un lieve calo del rischio di aritmie, mettendo in dubbio le comuni raccomandazioni. Lo studio PAMELA ha esaminato per 10 anni la relazione tra consumo di caffè e pressione arteriosa nella popolazione di Monza. I risultati indicano che il consumo abituale di caffè non influenza significativamente la pressione arteriosa o lo sviluppo di ipertensione. Questi dati suggeriscono che il caffè non aumenta il rischio cardiovascolare in termini di aritmie, pressione e ipertensione. L'idea che la caffeina conferisca un rischio di aritmie cardiache è comune ed è presente in diverse linee guida. Tuttavia, questa ipotesi si basa su un meccanismo biologico presunto e su evidenze inadeguate. In uno studio pubblicato nel 2021, i ricercatori hanno seguito quasi 400.000 soggett...

539 - Antidepressivi e ipertensione gravidica

Uno studio su donne in gravidanza ha confermato l'aumento del rischio di ipertensione gestazionale in quelle esposte ad antidepressivi SNRI. Sia gli SSRI, sia gli SNRI comportano un maggior rischio di ipertensione ed eclampsia. [Lettura 3 min] È noto che alcuni antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), come la venlafaxina, possono causare ipertensione arteriosa gestazionale, pre-eclampsia ed eclampsia dopo la 20a settimana. Un gruppo di farmacologi francesi, per valutare se altri antidepressivi aumentano questo rischio, ha analizzato i dati del database Efemeris ( Evaluation chez la Femme Enceinte des MEdicaments et de leurs RISques ) creato per studiare i rischi dell’assunzione di farmaci nelle donne in gravidanza in una regione della Francia. Gli autori hanno identificato 20 casi di ipertensione gestazionale su 210 donne (9,5%) esposte, tra il 2004 e il 2019 almeno durante il primo trimestre di gravidanza, a un antidepressivo SNRI...

501 - Antipertensivi al mattino o alla sera?

[Tempo di lettura: 7 min]  Il grande studio randomizzato TIME ha coinvolto più di 21.000 pazienti confrontando l'assunzione degli antipertensivi al mattino o alla sera. Diversamente da studi precedenti con protocolli diversi, non ha mostrato differenze tra i gruppi in termini di mortalità o frequenza di eventi cardiovascolari. L'ipertensione notturna è un importante fattore predittivo di esiti avversi negli ipertesi. È stata osservata anche una relazione parallela tra l'aumento insolitamente elevato della pressione arteriosa mattutina ed esiti cardiovascolari avversi, attraverso l'attivazione mediata dal ritmo circadiano dei sistemi alfa-adrenergico e renina-angiotensina-aldosterone. Questi dati hanno fatto ipotizzare che l'assunzione serale di farmaci antipertensivi possa migliorare gli esiti cardiovascolari. Alcuni studi avevano suggerito che l'assunzione serale della terapia antipertensiva potrebbe avere risultati migliori rispetto all'assunzione mattu...

499 - Il valore della pressione arteriosa notturna

[Tempo di lettura: 8 min]  Il monitoraggio della pressione nelle 24 ore è una valutazione più accurata dei valori pressori rispetto alle singole misurazioni durante le visite ambulatoriali. In particolare, l’aumento dei valori notturni avrebbe una maggiore predittività sul rischio di mortalità ed eventi cardiovascolari. Il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (MAPA) nelle 24 ore fornisce una valutazione più completa dei valori pressori rispetto alle singole misurazioni in ambulatorio. Si è osservato che il MAPA predice meglio gli esiti cardiovascolari e di mortalità rispetto alla pressione misurata in ambulatorio o a domicilio. Gli studi disponibili sono tuttavia di dimensioni relativamente piccole, con ridotta capacità di discriminare il valore predittivo della PA misurata in ambulatorio rispetto al MAPA. Inoltre, l'influenza sulla mortalità di alcuni fenotipi, come l'ipertensione da camice bianco e l'ipertensione mascherata, è rimasta poco definita, soprat...

484 - Qual è il miglior antipertensivo?

[Tempo di lettura: 5 min]  La risposta della pressione arteriosa ai diversi farmaci varia notevolmente tra gli individui, tra i trattamenti e persino tra i pazienti che assumono lo stesso trattamento in momenti diversi. Uno studio svedese evidenzia questa variabilità e il fatto che una terapia personalizzata è più efficace per ridurre i valori pressori, indipendentemente dal principio attivo utilizzato. Sul mercato sono disponibili molti antipertensivi diversi e non è sempre chiaro quale principio attivo possa offrire la miglior riduzione della pressione sanguigna (PA) per un determinato paziente. Benché la maggior parte delle linee guida per l'ipertensione sostenga la terapia in associazione, molti pazienti continuano ad essere trattati in monoterapia, con effetti avversi e mancanza di compliance che rappresentano problemi clinici importanti. Non è noto se la scelta ottimale della terapia antipertensiva vari da una persona all'altra e se le terapie individualizzate possano ...

435 - Antipertensivi: assunzione mattutina o serale?

[Tempo di lettura: 5 min]  L'ipertensione notturna è un importante predittore di eventi avversi nei soggetti ipertesi. Ciò ha fatto ipotizzare che l'assunzione serale degli antipertensivi possa migliorare gli esiti cardiovascolari. I risultati di alcuni studi condotti negli ultimi quindici anni hanno evidenziato un vantaggio dell’assunzione serale. Pro e contro della somministrazione serale sono stati dibattuti a lungo senza raggiungere un consenso definitivo. Un nuovo studio britannico non ha rilevato differenze sostanziali, senza tuttavia chiudere definitivamente la questione. La pressione arteriosa si abbassa tipicamente durante la notte ( dipping ) e aumenta al mattino. Gli eventi cardiovascolari avversi si verificano più frequentemente con il normale picco mattutino e nelle persone che non presentano la consueta variazione diurna della BP. Due studi precedenti avevano segnalato una marcata riduzione degli eventi cardiovascolari avversi quando i farmaci antipertensivi ve...

379 - Paracetamolo e pressione arteriosa

[Tempo di lettura: 7 min]  Il paracetamolo è consigliato come alternativa ai FANS, anche perché questi ultimi possono aumentare la pressione arteriosa. Alcuni studi osservazionali, tuttavia, avevano fatto ipotizzare un effetto ipertensivo anche del paracetamolo.  In pazienti inglesi e statunitensi  è stato studiato q uesto effetto, del principio attivo e/o del sodio usato come eccipiente in alcune formulazioni. Il paracetamolo è considerato un analgesico di prima scelta per il dolore nei pazienti ipertesi, dato il noto effetto ipertensivo dei FANS. Studi osservazionali, tuttavia, suggeriscono che anche l’uso del paracetamolo possa aumentare la pressione arteriosa (PA). Il paracetamolo orale è disponibile in diverse forme, tra cui quelle in bustine e come compresse effervescenti per un assorbimento più rapido. Queste forme farmaceutiche contengono una quantità significativa di sodio che può fare aumentare la PA. Per quantificare questo fenomeno, sono stati valutati i d...

279 - Pressione arteriosa: abbassarla comunque?

[Tempo di lettura: 4 min]  Una grande metanalisi suggerisce che il trattamento antipertensivo possa essere uno strumento di riduzione del rischio cardiovascolare in prevenzione primaria e secondaria, indipendentemente dai valori basali di pressione arteriosa. La selezione dei pazienti e gli obiettivi di trattamento per la riduzione della pressione arteriosa ( PA) rimangono controversi, soprattutto in soggetti con PA ai valori superiori della norma e senza precedenti malattie cardiovascolari (CV). Il 1° maggio è stata pubblicata su Lancet una grande metanalisi finanziata dalla British Heart Foundation e dal National Institute for Health Research britannico. Con l'accesso ai dati individuali di più di 340.000 pazienti in 48 studi, si tratta della più grande e dettagliata indagine sugli effetti della riduzione farmacologica della PA. Negli studi analizzati erano confrontati gli effetti di farmaci diversi, di farmaci e placebo o della maggiore o minore intensità del trattamento. I r...

195 - Rischio cardiovascolare e momento di assunzione degli antipertensivi

Tempo di lettura: 4 min Le attuali linee guida per la gestione dell'ipertensione arteriosa non specificano il momento ottimale per l'assunzione degli antipertensivi, ma l'abitudine più comune è quella di farli assumere al mattino. Lo stretto rapporto tra pressione arteriosa (PA) notturna ed eventi cardiovascolari ha fatto ipotizzare che una riduzione notturna mirata della pressione arteriosa con farmaci antipertensivi assunti di sera possa migliorare la protezione rispetto all'assunzione mattutina. I dati emersi dallo studio spagnolo Hygia Chronotherapy suggeriscono che l'assunzione di antipertensivi prima di coricarsi sia associata a un migliore controllo pressorio e a una riduzione del 45% del rischio relativo di eventi cardiovascolari rispetto all'assunzione mattutina. Questo studio prospettico, multicentrico e controllato, condotto in un contesto di cure primarie, ha coinvolto circa 19.000 pazienti ipertesi (56% uomini e 44% donne) con una prescrizio...

191 - Uso dei beta-bloccanti nell'ipertensione arteriosa

Tempo di lettura: 6 min Nella maggior parte delle ultime linee guida sulla terapia dell'ipertensione arteriosa i beta-bloccanti (BB) non sono consigliati come prima scelta: anche se il loro effetto sui valori pressori è paragonabile ad altri farmaci, in generale gli esiti cardiovascolari sono peggiori rispetto al trattamento iniziato con altri antipertensivi. In una revisione Cochrane del 2017 di 13 studi controllati e randomizzati con oltre 90.000 partecipanti, l'efficacia dei BB è stata confrontata con placebo, diuretici, inibitori del sistema renina-angiotensina (RAS) e calcio-antagonisti. Mortalità - i BB non risultavano avere un effetto significativo se confrontati con placebo, diuretici o inibitori del RAS ed erano probabilmente inferiori ai calcio-antagonisti. Riduzione del rischio di ictus - i BB erano migliori rispetto al placebo, ma inferiori rispetto a calcio-antagonisti e inibitori del RAS; erano ridotti gli eventi cardiovascolari totali rispetto al plac...

71 - Algoritmo per la diagnosi di ipertensione arteriosa

Tempo di lettura: 3 min La decisione di iniziare una terapia farmacologica per una presunta ipertensione arteriosa non è facile nella maggior parte dei soggetti che vediamo nei nostri studi.  Le linee guida raccomandano il monitoraggio della pressione arteriosa ambulatoriale (ABPM) o una serie di misurazioni domiciliari per confermare le diagnosi di ipertensione nei pazienti che in studio hanno valori leggermente o moderatamente elevati, soprattutto prima di iniziare la terapia farmacologica. Probabilmente non in tutti i pazienti con sospetta ipertensione è utile il monitoraggio ambulatoriale, ma è difficile sapere a priori in quali richiederlo. In questo studio osservazionale prospettico, i ricercatori hanno validato un algoritmo, basato sul calcolatore PROOF-BP (Predicting Out of Office Blood Pressure), per il monitoraggio ambulatoriale dei pazienti con ipertensione sospetta o resistente. Per diagnosticare l'ipertensione il calcolatore PROOF-BP richiede tre letture della PA ...

31 - Automisurazione domiciliare per migliorare la terapia antipertensiva

Uno studio pubblicato su Lancet sostiene l'automonitoraggio della pressione arteriosa per una migliore gestione della terapia antipertensiva. Alcuni ricercatori britannici hanno randomizzato 1182 pazienti con ipertensione non controllata (PA misurata in studio ≥140/90 mmHg, nonostante l’utilizzo di 3 antipertensivi) suddividendoli in gruppi: gestione abituale (letture della PA in studio); automonitoraggio (letture semestrali della PA una settimana al mese inviate per email) con istruzioni per contattare il medico in caso di valori molto alti o molto bassi; telemonitoraggio (letture semestrali della PA per una settimana, inviate tramite SMS mensili) con istruzioni per contattare il medico in caso di valori molto alti o molto bassi o per valori pressori medi elevati. Al basale, la PA sistolica media misurata in studio era ≈153 mmHg in tutti e tre i gruppi. Dopo 12 mesi, la PA sistolica media misurata in studio è risultata significativamente più bassa con l'automonitor...

25 - Il quarto farmaco nell'ipertensione resistente

L'ipertensione resistente è un problema clinico raro ma difficile da gestire. [Lettura 2 min] Dopo la prescrizione dei comuni farmaci di prima scelta (diuretico, ACE-inibitore/sartano e calcioantagonista), il farmaco più adatto da aggiungere è incerto.  Nello studio ReHOT ( Resistant Hypertension Optimal Treatment ), alcuni ricercatori brasiliani hanno confrontato spironolattone e clonidina come quarto farmaco in pazienti con ipertensione resistente. In questo studio in due fasi, 1597 pazienti ipertesi sono stati trattati con ≤3 farmaci per 12 settimane e 187 pazienti (11,7%) sono stati identificati come affetti da ipertensione resistente.  Rispetto agli altri pazienti, quelli con ipertensione veramente resistente hanno avuto maggiori incidenze di ictus e diabete e valore di filtrazione glomerulare minore. Di questo gruppo, 162 sono stati randomizzati a spironolattone o clonidina per via orale, con dosi medie giornaliere rispettivamente di 40 mg e 0,35 mg. L'endpoint prim...