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Visualizzazione dei post con l'etichetta ANTIDEPRESSIVI

596 - Antidepressivi e dipendenze: quando la scienza contraddice la pratica clinica

È comune la prescrizione di antidepressivi nei pazienti con disturbo da uso di sostanze e abuso di alcol. L’obiettivo è quello di attenuare i sintomi psicologici come ansia, insonnia e depressione. Le attuali evidenze scientifiche, tuttavia, mettono in dubbio la validità di questa pratica, suggerendo che queste terapie possano essere inefficaci o addirittura controproducenti. [Lettura 11 min] L’industria farmaceutica e pratiche cliniche consolidate hanno contribuito a diffondere false convinzioni, che la scienza più recente sta iniziando a mettere in discussione. In altri campi, in cardiologia, per esempio, se una metanalisi dimostrasse che un farmaco è inefficace, ci sarebbero iniziative per ridurre il suo utilizzo. Nell'ambito della salute mentale e delle dipendenze, invece, questo processo di deprescrizione non si è ancora verificato, anche se non mancano gli studi sfavorevoli all'uso degli antidepressivi nei pazienti con dipendenze. Evan Wood, professore di medicina alla Un...

549 - Anticoagulanti orali ed SSRI: aumento del rischio emorragico

È noto che gli SSRI aumentano il rischio emorragico. L'associazione con anticoagulanti orali ha un effetto sinergico sul rischio di emorragie maggiori. [Lettura 5 min] I farmaci antidepressivi sono tra le classi di farmaci più frequentemente prescritte in tutto il mondo.  Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono quelli più utilizzati e spesso raccomandati per il trattamento del disturbo depressivo maggiore rispetto ad altre classi di antidepressivi, a causa dell'efficacia simile e del profilo di sicurezza relativamente favorevole. È stato dimostrato da tempo che gli SSRI aumentano il rischio di emorragie maggiori, probabilmente a causa della loro inibizione dell'attivazione piastrinica durante l'emostasi. Il rischio assoluto è basso per la maggior parte dei soggetti che assumono SSRI, ma l'associazione con antiaggreganti o anticoagulanti orali (AO) può aumentarlo. Molti studi (ma non tutti) degli ultimi 15 anni hanno dimostrato che il...

539 - Antidepressivi e ipertensione gravidica

Uno studio su donne in gravidanza ha confermato l'aumento del rischio di ipertensione gestazionale in quelle esposte ad antidepressivi SNRI. Sia gli SSRI, sia gli SNRI comportano un maggior rischio di ipertensione ed eclampsia. [Lettura 3 min] È noto che alcuni antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), come la venlafaxina, possono causare ipertensione arteriosa gestazionale, pre-eclampsia ed eclampsia dopo la 20a settimana. Un gruppo di farmacologi francesi, per valutare se altri antidepressivi aumentano questo rischio, ha analizzato i dati del database Efemeris ( Evaluation chez la Femme Enceinte des MEdicaments et de leurs RISques ) creato per studiare i rischi dell’assunzione di farmaci nelle donne in gravidanza in una regione della Francia. Gli autori hanno identificato 20 casi di ipertensione gestazionale su 210 donne (9,5%) esposte, tra il 2004 e il 2019 almeno durante il primo trimestre di gravidanza, a un antidepressivo SNRI...

519 - SSRI, FANS e rischio emorragico

I farmaci antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina aumentano il rischio emorragico. L'associazione con i FANS comporta un rischio aggiuntivo che va tenuto in considerazione. [Lettura 3 min] È noto che gli antinfiammatori non steroidei (FANS) possono causare lesioni gastriche e aumentare il rischio di emorragie gastroenteriche, sia per il loro effetto sulle mucose gastriche, sia per l’effetto sulle piastrine. Gli antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) espongono a emorragie alterando l'aggregazione piastrinica a causa del loro effetto sulla serotonina. Si tratta di un effetto avverso noto ormai da più di dieci anni. Le piastrine rilasciano serotonina in risposta a una lesione vascolare ed è la stessa serotonina a promuovere la vasocostrizione e un cambiamento nella forma delle piastrine che porta all'aggregazione. Le piastrine non sono in grado di sintetizzare autonomamente la serotonina e dipendono da quella circolante, ma...

460 - Antidepressivi nel dolore cronico non oncologico

[Tempo di lettura: 6 min]  Molto spesso nel dolore cronico non oncologico vengono utilizzati farmaci antidepressivi di diverse classi. Una revisione sistematica di studi sull’utilizzo di questi farmaci in diverse patologie dolorose croniche non ha trovato dimostrazioni di efficacia di qualità elevata. Il dolore cronico è difficile da trattare e le terapie disponibili spesso non permettono di raggiungere risultati ottimali. I FANS possono fornire piccoli benefici in alcune condizioni, ma devono essere usati con cautela e per brevi periodi a causa del rischio di eventi avversi a lungo termine. A circa un terzo dei pazienti con dolore cronico non oncologico vengono prescritti oppioidi. L’efficacia di questi farmaci nel dolore cronico, tuttavia, è limitata e i potenziali danni superano gli scarsi benefici. Per questi motivi, per il trattamento del dolore cronico non oncologico, spesso vengono prescritti antidepressivi. Alcune statistiche internazionali hanno messo in luce l’utilizzo...

386 - Antidepressivi SSRI e rischio emorragico

[Tempo di lettura: 3 min]  L'aumento del rischio di sanguinamento nei soggetti in terapia con antidepressivi della classe degli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors) è u n effetto avverso e una potenziale interazione farmacologica noti da alcuni anni, di cui è necessario tenere conto nei nostri pazienti, sempre più anziani e sempre più politrattati. Questi farmaci espongono a sanguinamenti con un meccanismo legato alla serotonina, coinvolta nell'aggregazione piastrinica. Le piastrine non sono in grado di sintetizzare autonomamente la serotonina e dipendono da quella circolante, ma gli SSRI inibiscono il trasportatore della serotonina, responsabile dell'assorbimento della serotonina nelle piastrine. È quindi ipotizzabile che gli SSRI impoveriscano le riserve di serotonina piastrinica, con conseguente riduzione della capacità di formare coaguli e aumento del rischio emorragico. La letteratura è piuttosto ricca su questo argomento (oltre 250 risultati su Pubmed ...

374 - 🔎 APPROFONDIMENTO: Vortioxetina

[Tempo di lettura: 8 min]  La vortioxetina, in commercio in Italia dal 2017, è un antidepressivo atipico indicato per la depressione maggiore. La documentazione disponibile per valutarne l’efficacia è mista e generalmente di scarsa qualità. La sua utilità nel contesto della medicina generale è probabilmente minima. La vortioxetina (Brintellix°) è un antidepressivo commercializzato in Italia dal 2017. È un potente inibitore del SERT, il trasportatore presinaptico della serotonina deputato al reuptake. Inoltre, si lega a numerosi recettori serotoninergici con un complesso meccanismo di azione. È un antagonista dei recettori 5HT1D, 5HT3 e 5HT7 e agonista parziale dei 5-HT1A e 5-HT1B (Goodman and Gilman’s, 2017). Il suo meccanismo di azione, benché in rapporto alla modulazione dei recettori serotoninergici, non è ancora compreso completamente. Per questo motivo è considerato un antidepressivo atipico. Nella classificazione ATC non è nel gruppo degli SSRI, ma in quello degli “Altri a...

373 - Sospensione della terapia antidepressiva

[Tempo di lettura: 6 min]  È difficile decidere se e come sospendere la terapia farmacologica antidepressiva in pazienti che la stanno assumendo da mesi o anni. Linee guida e studi condotti in passato sono poco utili. Uno studio randomizzato in pazienti seguiti da medici di famiglia fornisce informazioni sulle ricadute dopo l'interruzione della terapia farmacologica antidepressiva a lungo termine. In medicina generale le domande sulla durata ottimale del trattamento con farmaci antidepressivi sono quasi quotidiane. I vecchi studi sulla sospensione degli antidepressivi sono sempre stati poco applicabili, per diverse ragioni: piccole dimensioni dei campioni, follow-up breve o utilizzo di farmaci non più considerati di prima scelta. Nel 2021 nel Regno Unito è stato pubblicato lo studio ANTLER ( Antidepressants to Prevent Relapse in Depression ) per valutare gli effetti della terapia antidepressiva di mantenimento rispetto alla sospensione del trattamento, in pazienti afferenti a 15...

344 - Farmaci e colite microscopica

[Tempo di lettura: 7 min]  La colite microscopica causa una diarrea cronica ed è diagnosticata solo a livello bioptico. Negli ultimi vent’anni numerosi studi e segnalazioni di casi clinici hanno fatto ipotizzare un’associazione con farmaci diversi che potrebbero avere un ruolo causale o scatenante. La colite microscopica (CM) è una malattia infiammatoria del colon caratterizzata da diarrea cronica, acquosa e non ematica. Si verifica tipicamente in persone di mezza età e con preponderanza del sesso femminile. È una diagnosi che interessa il 10-30% dei pazienti con diarrea cronica. Un tempo considerata una patologia rara, negli ultimi dieci anni gli studi epidemiologici hanno notato un aumento di incidenza, con un’incidenza paragonabile a quella di altre malattie infiammatorie intestinali. Alla colonscopia il colon appare macroscopicamente normale o quasi. La diagnosi è stabilita dalla biopsia della mucosa che dimostra alterazioni istologiche caratteristiche. Il termine “colite ...

342 - 🔎 APPROFONDIMENTO: Mirtazapina

[Tempo di lettura: 8 min]  La mirtazapina è un antidepressivo atipico. Dato il suo effetto sedativo, viene spesso utilizzata in caso di insonnia associata a depressione. Tra gli effetti avversi, oltre alla sedazione, va tenuto presente l’aumento di peso. In commercio da circa 20 anni, la mirtazapina è indicata per il trattamento di episodi di depressione maggiore negli adulti. La mirtazapina, chimicamente molto simile alla mianserina (Lantanon°), è un antidepressivo tetraciclico e ha un meccanismo di azione diverso da altri antidepressivi. Inibisce i recettori centrali presinaptici alfa-2-adrenergici, provocando un aumento del rilascio di serotonina e noradrenalina. Agisce anche come potente antagonista dei recettori H1 dell'istamina, con effetto sedativo e calmante, e dei recettori serotoninergici 5-HT2A, 5-HT2C e 5-HT3, permettendo alla serotonina di interagire con i recettori 5-HT1 e produrre l’effetto antidepressivo. Una revisione sistematica del 2018 e una meta-analisi su 21 ...

309 - Farmacoterapia durante l’allattamento

[Tempo di lettura: 9 min]  È importante conoscere alcuni principi di farmacocinetica relativi al periodo dell’allattamento e sapere dove trovare informazioni aggiornate sui farmaci da prescrivere alle madri che allattano. Una consulenza corretta può anche evitare che la madre interrompa inutilmente l’allattamento durante una terapia farmacologic a. Il passaggio nel latte dei farmaci assunti dalla madre è un processo di diffusione passiva. Quanto maggiore è la concentrazione di farmaco libero nel plasma, tanto più alta è la concentrazione nel latte materno. Nei primi giorni dopo la nascita l’epitelio dei dotti galattofori è particolarmente poroso e aperto alla diffusione. Ciò permette un facile trasferimento nel latte non solo alle proteine materne, alle immunoglobuline e ai lipidi, ma anche ai farmaci. In questo periodo il rapporto farmaco libero nel plasma materno e nel latte è spesso 1 ÷ 1. Va quindi prestata particolare attenzione alla prescrizione di farmaci nei primi giorni...