Passa ai contenuti principali

408 - La cascata prescrittiva

[Tempo di lettura: 4 min]

Negli ultimi decenni l'aumento delle politerapie, soprattutto negli anziani, ha fatto aumentare il problema delle reazioni avverse e delle interazioni tra farmaci.

In un articolo del 1997 sul BMJ, la geriatra canadese Paula Rochon coniava il termine cascata prescrittiva per definire un fenomeno che inizia quando, dopo la prescrizione di un farmaco, si verifica una reazione avversa che viene mal interpretata come una nuova condizione medica e, di conseguenza, trattata con un nuovo farmaco e così via. Il paziente in questo modo continua a essere esposto all'effetto negativo del primo farmaco, eventualmente a quello del secondo e a possibili nuove interazioni.

Esempi di cascata prescrittiva illustrati nell'articolo originale sono:
  1. prescrizione di un FANS seguita dall'aumento dei valori pressori che a sua volta induce l'inizio o l'intensificazione di una terapia antipertensiva;
  2. prescrizione di un diuretico tiazidico che fa aumentare l'uricemia e induce un attacco gottoso acuto a cui segue l'aggiunta di un FANS (che a sua volta può aumentare la pressione, ecc.).
Un caso di cascata prescrittiva abbastanza banale, ma con conseguenze potenzialmente gravi, l'ho osservato recentemente.

Signora di 87 anni, con ipertensione e cardiopatia ischemica, in terapia con betabloccante, Ranexa, ASA, olmesartan, amlodipina, atorvastatina. La signora telefona al cardiologo lamentando edemi perimalleolari; il cardiologo le aggiunge (telefonicamente) furosemide che lei corre ad acquistare in farmacia. Dopo alcuni giorni si presenta dalla segretaria per avere la ricetta della furosemide, ma allo stesso tempo si lamenta di sentirsi particolarmente fiacca. Viene quindi misurata la pressione: sistolica inferiore a 100 mmHg. Vengono sospese sia la furosemide sia l'amlodipina (responsabile del primo sintomo) e la situazione rientra.

Si tratta di un fenomeno ampiamente prevenibile, soprattutto abituandosi a verificare sempre se un nuovo sintomo potrebbe derivare da un trattamento in corso.

La prescrizione di un nuovo farmaco per trattare un effetto indesiderato deve essere considerata l'ultima spiaggia, soprattutto nei pazienti più anziani.

La consapevolezza che la combinazione di numerose terapie è in grado di innescare una cascata prescrittiva può suggerire strategie più prudenti:
  1. Rivalutare attentamente la necessità del farmaco in causa.
  2. Utilizzare terapie non farmacologiche per gestire il problema.
  3. Ridurre la dose del farmaco in causa alla dose minima efficace.
  4. Considerare alternative farmacologiche più sicure in termini di rischio di reazioni avverse negli anziani.
Molte cascate prescrittive non vengono riconosciute per lunghi periodi di tempo, specie con i nuovi farmaci appena immessi in commercio.

La ricerca sui database di farmacovigilanza (per esempio Vigiaccess) può permettere di individuare segnali di possibili reazioni avverse e possibili cascate prescrittive ancora non note (per esempio la prescrizione di diuretici a chi assume gabapentinoidi). 

Il concetto di cascata prescrittiva può essere allargato per includere condizioni trattate con farmaci da banco e integratori o dispositivi medici.

La geriatra canadese Paula Rochon consiglia di porre o porsi tre domande, per individuare e interrompere una cascata prescrittiva e ridurre il rischio di reazioni avverse prevenibili:
  1. È stata iniziata una nuova terapia o assunto un farmaco da banco o un integratore? Prima di cominciare una terapia farmacologica per curare un nuovo sintomo, considerare se si può trattare di una reazione avversa.
  2. La terapia iniziale, che ha portato alla cascata prescrittiva è veramente necessaria? Può essere sostituita con un'alternativa più sicura o può esserne ridotta la dose?
  3. Quali sono rischi e benefici della terapia che ha portato alla cascata prescrittiva? Rischi e benefici vanno considerati con i pazienti condividendo le decisioni.



Aging: Is your patient taking too many pills?
J Fam Pract. 2012 Nov;61(11):652-61.

Aust Prescr. 2011;34:162–6

Optimising drug treatment for elderly people: the prescribing cascade
BMJ 1997;315:1096


Gilberto Lacchia - Pubblicato 02/07/2018 - Aggiornato 19/10/2018

Commenti

Post popolari in questo blog

266 - Oppioidi e antidepressivi: attenti alle interazioni pericolose

[Tempo di lettura: 7 min]  Associare oppioidi e farmaci antidepressivi espone a diversi tipi di interazione. Alcuni oppioidi aumentano l'attività serotoninergica e possono indurre una sindrome serotoninergica. In certi casi gli SSRI possono bloccare il metabolismo degli oppioidi riducendo l’effetto analgesico di alcuni o aumentando le concentrazioni e il rischio di effetti avversi di altri. La strategia preventiva più semplice è quella di evitare la prescrizione degli oppioidi associati a maggiori rischi di interazione. L'effetto analgesico degli oppioidi è mediato attraverso tre recettori oppioidi principali, mu , delta e kappa .  Molti oppioidi, soprattutto quelli sintetici, agiscono anche su altri target, bloccando per esempio la ricaptazione di serotonina e noradrenalina e i recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). Alcuni oppioidi inibiscono il trasportatore di serotonina che aumenta le concentrazioni di serotonina nella sinapsi e quindi l'effetto postsinaptico della se...

304 - Scialorrea da farmaci

[Tempo di lettura: 4 min]    Diversi farmaci, utilizzati soprattutto in psichiatria, possono causare ipersalivazione. È un problema che può ridurre la qualità di vita dei pazienti e a volte avere complicanze gravi. La scialorrea (ipersalivazione) è un sintomo soggettivo, percepito dal paziente come eccessiva produzione di saliva. A volte si presenta con una fuoriuscita di saliva dalla bocca perché il soggetto non riesce a trattenerla dietro la barriera labiale. È un fenomeno comune nei neonati, ma è considerata anomala dopo i quattro anni. Può essere causata dalla diminuzione della frequenza di deglutizione o dall’aumento della produzione di saliva. Le cause possono essere locali (odontalgia, protesi mal posizionate, infiammazioni o infezioni orali), neurologiche (nevralgia trigeminale, tumori cerebrali, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica), tossiche (mercurio, iodio, fluoruro di sodio, funghi velenosi, nicotina) o farmacologiche. La scialorrea può avere div...

331 - Valutare gli aumenti della creatinchinasi

[Tempo di lettura: 8 min]  Un aumento della creatinchinasi è un riscontro frequente in medicina generale. La maggior parte dei casi lievi dipendono da cause transitorie e autolimitantesi. In alcune situazioni è opportuna una valutazione diagnostica più approfondita. La creatinchinasi (CK) è l'enzima più utilizzato per diagnosi e follow up delle malattie muscolari. Le concentrazioni sieriche aumentano in risposta alla lesione muscolare ed è l'indicatore più sensibile di danno muscolare e il miglior parametro del decorso della lesione muscolare. La CK è un dimero e si presenta in tre isoenzimi diversi (MM, MB e BB), che possono essere distinti all’elettroforesi. Il muscolo scheletrico ha la più alta concentrazione di CK di qualsiasi tessuto, con più del 99% MM e piccole quantità di MB. Il tessuto cardiaco ha la più alta concentrazione di CK-MB, che rappresenta circa il 20% della CK cardiaca (la troponina I è un marker più specifico di danno miocardico rispetto alla CK-MB, uti...