Passa ai contenuti principali

148 - La ripresa della terapia anticoagulante/antiaggregante dopo una emorragia

Tempo di lettura: 4 min
Le emorragie gastroenteriche sono comuni in pazienti scoagulati per problemi cardiovascolari. Quando si verificano l'anticoagulante viene di solito sospeso prima dell'endoscopia diagnostica e, spesso, terapeutica. Non è sempre chiaro quando riprendere la terapia anticoagulante/antiaggregante in questo contesto (e la patata bollente viene spesso messa nelle mani del medico di famiglia!).

Un gruppo di ricercatori spagnoli ha condotto uno studio di coorte retrospettivo a lungo termine che ha coinvolto 811 pazienti (età media 78,9 anni) che hanno avuto un'emorragia gastrointestinale mentre erano in terapia con antiaggreganti (~52%), anticoagulanti (~40%) o entrambi (~8%). Di questi pazienti, dopo una procedura endoscopica 653 hanno ripreso la terapia e 158 non hanno ripreso la terapia nel corso di un follow-up di circa due anni. Tra coloro che hanno riavviato la terapia, circa due terzi lo hanno fatto in ≤7 giorni (precoce) e il resto in >7 giorni (tardiva).

Nei pazienti che non hanno ripreso la terapia precocemente si è osservato un rischio maggiore di eventi ischemici e morte rispetto a quelli che hanno ripreso il trattamento. I soggetti che hanno ripreso precocemente hanno avuto più emorragie rispetto a coloro che hanno ripreso tardivamente (1,3 eventi 1000 pzt/anno vs 0,99/1000), ma meno eventi ischemici; la mortalità non risultava significativamente diversa tra chi ha ripreso precocemente e chi lo ha fatto tardivamente.

Già nel 2015 gli autori di una metanalisi avevano concluso che la ripresa del warfarin dopo un'interruzione dovuta a un'emorragia gastroenterica era associata a una riduzione degli eventi tromboembolici e della mortalità, senza un aumento statisticamente significativo delle recidive emorragiche gastrointestinali.

Lo studio spagnolo conferma le ipotesi precedenti secondo cui il riavvio della terapia anticoagulante/antiaggregante dopo un'emorragia gastroenterica è importante per ridurre il rischio di eventi ischemici e la mortalità. Gli autori concludono che "i benefici della reintroduzione precoce della terapia anticoagulante/antiaggregante superano i rischi emorragici gastrointestinali".

In generale per decidere in queste situazioni vanno soppesati i rischi tromboembolici ed emorragici. Nei pazienti a basso rischio di nuova emorragia viene consigliata la ripresa precoce degli anticoagulanti (vedi rif. 3). Il warfarin può essere iniziato appena ottenuta l'emostasi per via endoscopica: nei pazienti in cui il rischio trombotico lo giustifichi si aggiunge il bridging con eparina (non frazionata endovena o a basso peso molecolare s.c.). I nuovi anticoagulanti orali vengono ricominciati 48 o 72 ore dopo aver ottenuto l'emostasi.

Meno semplice è la decisione in pazienti ad alto rischio di nuova emorragia. La durata del periodo di attesa si basa su diversi fattori, tra cui l'origine e la localizzazione dell'emorragia, il metodo endoscopico utilizzato per ottenere l'emostasi, la condizione emodinamica del paziente e le potenziali conseguenze della nuova emorragia (ad es. la necessità di un intervento chirurgico).


1. Risk of rebleeding, vascular events and death after gastrointestinal bleeding in anticoagulant and/or antiplatelet users
Aliment Pharmacol Ther. 2019 Sep 4

2. Thromboembolic events, recurrent bleeding and mortality after resuming anticoagulant following gastrointestinal bleeding. A meta-analysis
Thromb Haemost. 2015 Sep;114(4):819-25

3. Management of anticoagulants in patients undergoing endoscopic procedures
UpToDate® - Last updated: December 2018



Gilberto Lacchia

______________________________________
Pubblicato: 02/01/2020 Aggiornato: 02/01/2020

Commenti

Post popolari in questo blog

266 - Oppioidi e antidepressivi: attenti alle interazioni pericolose

[Tempo di lettura: 7 min]  Associare oppioidi e farmaci antidepressivi espone a diversi tipi di interazione. Alcuni oppioidi aumentano l'attività serotoninergica e possono indurre una sindrome serotoninergica. In certi casi gli SSRI possono bloccare il metabolismo degli oppioidi riducendo l’effetto analgesico di alcuni o aumentando le concentrazioni e il rischio di effetti avversi di altri. La strategia preventiva più semplice è quella di evitare la prescrizione degli oppioidi associati a maggiori rischi di interazione. L'effetto analgesico degli oppioidi è mediato attraverso tre recettori oppioidi principali, mu , delta e kappa .  Molti oppioidi, soprattutto quelli sintetici, agiscono anche su altri target, bloccando per esempio la ricaptazione di serotonina e noradrenalina e i recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). Alcuni oppioidi inibiscono il trasportatore di serotonina che aumenta le concentrazioni di serotonina nella sinapsi e quindi l'effetto postsinaptico della se...

441 - Colchicina: attenti alle interazioni!

- [Tempo di lettura: 8 min] La colchicina è un farmaco utilizzato da millenni. Oggi è considerata una terapia di seconda scelta data la ristretta finestra terapeutica e i numerosi effetti collaterali. Le dosi terapeutiche sono vicine a quelle tossiche. Attenzione particolare va posta alle possibili (e numerose) interazioni farmacologiche, soprattutto in pazienti anziani e politrattati. La colchicina è una delle terapie più antiche per l’attacco gottoso acuto. Estratta dal Colchicum autumnale , è descritta per il trattamento di reumatismi e gonfiori articolari nel Papiro Ebers (circa 1500 a.C.), un testo medico egiziano. La colchicina ha effetti antimitotici: blocca la divisione cellulare in fase G interferendo con la formazione dei microtubuli e dei fusi mitotici. È un effetto analogo a quello degli alcaloidi della vinca, ed è maggiore nelle cellule a rapido turnover, come neutrofili ed epitelio gastroenterico. La depolimerizzazione dei microtubuli da parte della colchicina r...

424 - Sospendere l’utilizzo continuativo degli inibitori di pompa

[Tempo di lettura: 5 min]  La sospensione brusca di un inibitore della pompa protonica assunto per diverse settimane può provocare una iperacidità di rimbalzo. Secondo varie linee guida, un approccio pratico è quello di suggerire una riduzione della dose dell’inibitore di pompa, distanziare le dosi, assumere il farmaco solo se i sintomi sono disturbanti ed eventualmente sospendere il trattamento. L'uso transitorio di antiacidi è spesso utile. Gli inibitori della pompa protonica (IPP) sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Spesso sono utilizzati in modo inappropriato, soprattutto in situazioni che non ne giustificano l'uso, a dosi troppo elevate o prolungando inutilmente il trattamento. Gli IPP sono autorizzati per alcune malattie sintomatiche da reflusso gastro-esofageo, esofagite, ulcera peptica e, in associazione a FANS, solo in alcuni pazienti a rischio particolarmente elevato di ulcera peptica. In generale, la durata del trattamento raccomandata in scheda tecnica è ...