Passa ai contenuti principali

82 - Oppiacei per il dolore non oncologico

Tempo di lettura: 3 min
È ancora eccessiva la prescrizione di oppiacei nel dolore non oncologico.

I noti rischi della terapia a lungo termine con oppiacei e la prescrizione eccessiva negli ultimi anni in diverse nazioni, hanno indotto a porsi domande sulla loro reale efficacia nel trattamento del dolore non oncologico. Questi farmaci sono ancora ampiamente prescritti per questo tipo di dolore, nonostante l'aumento delle evidenze sulla loro ridotta efficacia e potenziali rischi.

Già nel 2015 una metanalisi di autori tedeschi su 10 studi randomizzati (oltre 3000 pazienti) durati da 4 a 12 settimane aveva concluso che gli analgesici non oppioidi erano superiori agli oppiacei in termini di miglioramento funzionale e tollerabilità nella terapia del dolore neuropatico, lombalgico e artrosico.

In una recente metanalisi di maggiori dimensioni, i ricercatori hanno identificato 96 studi randomizzati e controllati (26.000 pazienti totali) in cui sono stati valutati il dolore neuropatico, nocicettivo e centrale. La dose media giornaliera di morfina equivalente era di 45 mg con un follow-up mediano di 60 giorni.

Rispetto al placebo, gli oppiacei hanno conferito un beneficio analgesico significativo ma modesto (media 0,79 su una scala analogica visiva di 10). Questo piccolo miglioramento, inoltre, si riduceva nel tempo: una differenza ancora minore si osservava negli studi con follow-up uguale o superiore a 3 mesi (0,69). Allo stesso modo, sulla funzionalità fisica è stato osservato un beneficio modesto per gli oppiacei rispetto al placebo (2 punti su una scala di 100 punti). Gli oppiacei sono stati associati a un eccesso di effetti avversi come vomito, stipsi e altri. In un sottoinsieme di nove studi in cui gli oppiacei sono stati confrontati ai FANS, non si sono osservate differenze nel migliorare dolore o funzionalità fisica.

In un editoriale si osserva che questi studi di solito escludono i pazienti con precedenti dipendenze o problemi di salute mentale, quindi anche questi modesti risultati sono probabilmente migliori di quelli che si otterrebbero nella realtà pratica. La maggior parte degli studi compresi nella metanalisi, inoltre, erano finanziati dall'industria, ed è possibile che una parte dei risultati fossero sovrastimati.

Dai risultati della metanalisi si deduce che quando gli oppiacei non risultano sufficienti a ridurre il dolore, una risposta frequente dei medici è quella di aumentare la dose, piuttosto che rivalutare la terapia, aumentando in questo modo i potenziali rischi senza un corrispondente aumento dell'efficacia.

È quindi sempre più chiaro che i medici dovrebbero usare gli oppiacei con parsimonia e attenzione nei pazienti con dolore non oncologico.




Opioids in chronic noncancer pain: are opioids superior to nonopioid analgesics?
Schmerz. 2015 Feb;29(1):85-95.

Opioids for Chronic Noncancer Pain
JAMA. 2018 Dec 18;320(23):2448-2460.

Increasing Evidence for the Limited Role of Opioids to Treat Chronic Noncancer Pain.
JAMA. 2018 Dec 18;320(23):2427-2428



Gilberto Lacchia

______________________________________

Pubblicato: 20/02/2019 Aggiornato: 20/02/2019

Commenti

Post popolari in questo blog

266 - Oppioidi e antidepressivi: attenti alle interazioni pericolose

[Tempo di lettura: 7 min]  Associare oppioidi e farmaci antidepressivi espone a diversi tipi di interazione. Alcuni oppioidi aumentano l'attività serotoninergica e possono indurre una sindrome serotoninergica. In certi casi gli SSRI possono bloccare il metabolismo degli oppioidi riducendo l’effetto analgesico di alcuni o aumentando le concentrazioni e il rischio di effetti avversi di altri. La strategia preventiva più semplice è quella di evitare la prescrizione degli oppioidi associati a maggiori rischi di interazione. L'effetto analgesico degli oppioidi è mediato attraverso tre recettori oppioidi principali, mu , delta e kappa .  Molti oppioidi, soprattutto quelli sintetici, agiscono anche su altri target, bloccando per esempio la ricaptazione di serotonina e noradrenalina e i recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). Alcuni oppioidi inibiscono il trasportatore di serotonina che aumenta le concentrazioni di serotonina nella sinapsi e quindi l'effetto postsinaptico della se...

304 - Scialorrea da farmaci

[Tempo di lettura: 4 min]    Diversi farmaci, utilizzati soprattutto in psichiatria, possono causare ipersalivazione. È un problema che può ridurre la qualità di vita dei pazienti e a volte avere complicanze gravi. La scialorrea (ipersalivazione) è un sintomo soggettivo, percepito dal paziente come eccessiva produzione di saliva. A volte si presenta con una fuoriuscita di saliva dalla bocca perché il soggetto non riesce a trattenerla dietro la barriera labiale. È un fenomeno comune nei neonati, ma è considerata anomala dopo i quattro anni. Può essere causata dalla diminuzione della frequenza di deglutizione o dall’aumento della produzione di saliva. Le cause possono essere locali (odontalgia, protesi mal posizionate, infiammazioni o infezioni orali), neurologiche (nevralgia trigeminale, tumori cerebrali, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica), tossiche (mercurio, iodio, fluoruro di sodio, funghi velenosi, nicotina) o farmacologiche. La scialorrea può avere div...

331 - Valutare gli aumenti della creatinchinasi

[Tempo di lettura: 8 min]  Un aumento della creatinchinasi è un riscontro frequente in medicina generale. La maggior parte dei casi lievi dipendono da cause transitorie e autolimitantesi. In alcune situazioni è opportuna una valutazione diagnostica più approfondita. La creatinchinasi (CK) è l'enzima più utilizzato per diagnosi e follow up delle malattie muscolari. Le concentrazioni sieriche aumentano in risposta alla lesione muscolare ed è l'indicatore più sensibile di danno muscolare e il miglior parametro del decorso della lesione muscolare. La CK è un dimero e si presenta in tre isoenzimi diversi (MM, MB e BB), che possono essere distinti all’elettroforesi. Il muscolo scheletrico ha la più alta concentrazione di CK di qualsiasi tessuto, con più del 99% MM e piccole quantità di MB. Il tessuto cardiaco ha la più alta concentrazione di CK-MB, che rappresenta circa il 20% della CK cardiaca (la troponina I è un marker più specifico di danno miocardico rispetto alla CK-MB, uti...