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495 - Statine e rischio di diabete

[Tempo di lettura: 8 min]  Dopo più di quarant’anni di utilizzo in terapia delle statine, è ormai assodato che, oltre all’indiscusso beneficio sulla riduzione del rischio cardiovascolare, questi farmaci aumentano il rischio di diabete di tipo 2 attraverso una serie di effetti metabolici. È un dato che va tenuto presente, soprattutto in prevenzione primaria. Le statine sono state scoperte negli anni ‘70 e sono in commercio da metà degli anni ‘80. Agiscono come ipocolesterolemizzanti inibendo la 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA (HMG-CoA) reduttasi, che catalizza la principale fase limitante della sintesi del colesterolo nel fegato. Hanno benefici ben assodati in termini di riduzione del colesterolo LDL e del rischio cardiovascolare. Da circa 20 anni, tuttavia, si è osservato un aumento del rischio di diabete nei pazienti trattati, dopo follow-up di 3-6 anni. La loro associazione con un aumento del rischio di diabete di nuova insorgenza ha portato la FDA ad approvare una revisione del...

494 - FANS e insufficienza cardiaca

[Tempo di lettura: 7 min]  L’aumento del rischio cardiovascolare indotto dai FANS è stato ben definito negli ultimi vent'anni. Studi recenti hanno valutato il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca e utilizzo, anche per periodi brevi, di FANS nella popolazione generale e in gruppi a maggior rischio, come i diabetici. I primi FANS sono stati introdotti più di un secolo fa e la maggior parte di quelli comunemente utilizzati sono stati registrati in un'epoca in cui non era richiesta una solida documentazione sulla sicurezza. Ancora oggi esistono pochi studi randomizzati destinati a stabilire il profilo di sicurezza. A fine anni ‘90, con l'introduzione degli inibitori selettivi della ciclo-ossigenasi (COX) 2, sono state sollevate preoccupazioni sull’aumento del rischio cardiovascolare. Il rofecoxib (Vioxx°), approvato dalla FDA nel 1999, è stato ritirato dalla Merck nel 2004 a causa dell'aumento del rischio di infarto miocardico e ictus associato soprattutto...

493 - Farmacocinetica minima per la pratica quotidiana

[Tempo di lettura: 10 min]  La comprensione di semplici concetti di farmacocinetica è molto utile nella pratica, per stabilire l'intervallo di somministrazione di un farmaco, sapere quando aspettarsi l'inizio dell'effetto o la comparsa di effetti avversi e prevederne la scomparsa dopo la sospensione. [Lettura 8 min] I concetti della farmacocinetica possono sembrare astrusi, ma, che ci si pensi o meno, influenzano la nostra pratica prescrittiva quotidiana. La farmacocinetica studia le modalità con cui i farmaci entrano nell'organismo, vengono distribuiti, metabolizzati ed eliminati. Conoscere approssimativamente il tempo in cui un farmaco raggiunge la concentrazione massima nel sangue (Tmax) aiuta a prevedere la comparsa degli effetti di farmaci che agiscono rapidamente. Conoscere il tempo medio di dimezzamento della concentrazione del farmaco (T½) può definire una durata minima per i tentativi terapeutici. La conoscenza dell'emivita ci informa anche sul momento i...

492 - Gliflozine, policitemia e nefroprotezione

[Tempo di lettura: 6 min]  Con il sempre maggior utilizzo dei farmaci inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio 2 sono stati segnalati aumenti dell’ematocrito. Se non vengono identificate altre cause, questi farmaci vanno considerati una causa potenziale di policitemia. Entro certi limiti questo effetto rientra nel meccanismo di azione protettivo di questi farmaci. La policitemia (eritrocitosi) è definita dall'aumento dell'emoglobina e/o dell'ematocrito, a causa di una concentrazione eccessivamente elevata di eritrociti. Si parla di policitemia con valori di emoglobina >16.5 g/dL negli uomini e >16.0 g/dL nelle donne e/o con valori di ematocrito >49% negli uomini o >48% nelle donne. A seconda della causa, la policitemia viene differenziata in: policitemia relativa : causata dalla deplezione del volume plasmatico con emoconcentrazione, senza aumento della massa eritrocitaria. È un fenomeno frequente in caso di vomito, diarrea o terapia diuretica; policitem...

491 - Sudorazioni notturne

[Tempo di lettura: 9 min]  Le sudorazioni notturne possono avere numerosissime cause, dalle più banali fino a malattie gravi. Un'accurata valutazione iniziale dei pazienti, con anamnesi ed esame obiettivo attenti, è utile per evitare di richiedere esami diagnostici inutili. Le sudorazioni notturne sono episodi di iperidrosi generalizzata che si verificano durante il sonno e possono variare in gravità da una sudorazione diffusa moderata a una sudorazione abbondante. È stata proposta una classificazione secondo gravità: lievi : non è necessario lavarsi, cambiare indumenti o lenzuola; le sudorazioni vengono riferite solo su richiesta specifica; moderate : è necessario lavarsi, può disturbare il sonno, ma non è necessario cambiare indumenti o lenzuola; oppure le sudorazioni sono segnalate dai pazienti come problema specifico; gravi : segnalate dai pazienti come sudorazioni abbondanti che richiede il cambio di indumenti o lenzuola o entrambi. Anche se la causa può essere sospettata d...

490 - Anticoagulanti diretti e chirurgia

[Tempo di lettura: 6 min]  La sospensione degli anticoagulanti diretti in pazienti sottoposti a interventi chirurgici o procedure in elezione non è definita da linee guida accettate da tutti. Uno studio prospettico su un ampio numero di pazienti ha valutato una strategia semplice utilizzabile nella pratica clinica. Poiché gli anticoagulanti orali ad azione diretta (DOAC) hanno un'emivita breve, dovrebbe essere possibile la sospensione di questi farmaci per pochi giorni quando i pazienti in terapia richiedono un intervento chirurgico o una procedura in elezione. Non esistono protocolli standardizzati accettati da tutti da cui partire per confrontare i risultati di studi clinici. Lo studio prospettico di coorte Perioperative Anticoagulation Use for Surgery Evaluation (PAUSE) è stato ideato per valutare la sicurezza di una strategia standardizzata nei pazienti in terapia con DOAC. L'ipotesi iniziale era che fosse sicuro un approccio semplice, basato su intervalli di interruz...

489 - Anticoagulanti e procedure endoscopiche

Tra gli assistiti di un medico di medicina generale sono sempre di più i pazienti che assumono anticoagulanti. In caso di procedure endoscopiche è necessario decidere se e come modificare o sospendere l’assunzione dell’anticoagulante. La gestione della terapia anticoagulante nei pazienti che devono sottoporsi a procedure endoscopiche è impegnativa perché l'interruzione dell’anticoagulante aumenta per un certo periodo il rischio tromboembolico. Nello stesso tempo, alcuni interventi endoscopici hanno un rischio emorragico aumentato dall'anticoagulante. Fattori che guidano il processo decisionale - La gestione dei pazienti in terapia anticoagulante che si sottopongono a endoscopia tiene conto del rischio trombotico del paziente, del rischio emorragico legato alla procedura e delle caratteristiche specifiche dell'anticoagulante che il paziente sta assumendo. Il rischio trombotico ed emorragico possono variare a seconda delle circostanze individuali, e non sono disponibili dati...