Passa ai contenuti principali

95 - La prescrizione efficace dei diuretici dell'ansa

Tempo di lettura: 5 min
"È strano, ma sembra che alcuni concetti sui diuretici dell'ansa siano conosciuti da pochi per ogni generazione di medici", esordisce così il cardiologo Steven Anisman, intervistato in un podcast del BMJ per commentare il suo articolo sui diuretici dell'ansa.

Sono tre paginette nelle quali gli autori hanno cercato di condensare migliaia di pagine dei lavori degli ultimi 15 anni su questi farmaci.

In sintesi ecco i punti principali, alcuni dei quali possono farci modificare il modo in cui utilizziamo questi diuretici.

Tutto o nulla: la farmacocinetica dei diuretici dell'ansa è inusuale. Per la maggior parte dei farmaci siamo abituati a pensare a una curva dose-risposta lineare: più ne diamo più aumenta l'effetto e viceversa. I diuretici dell'ansa, invece, rispondono in modo tutto o nulla, il che significa che per un dato individuo esiste una dose soglia efficace, al di sotto della quale non si ha nessun effetto. L'effetto diuretico è di tipo on/off, non c'è modo di aumentarlo o diminuirlo gradualmente. Aumentare la dose sopra la soglia prolunga la durata della diuresi ma non la intensifica.

Come individuo la dose soglia? L'effetto dei diuretici dell'ansa dipende dalla concentrazione intratubulare (non quella ematica) e possono essere necessarie dosi maggiori in caso di riduzione della funzione renale o in caso di maggiore proteinuria. Se la funzione renale è stabile la dose soglia è stabile nel tempo anche se si può sviluppare una lieve tolleranza nel tempo.

Per determinare la dose soglia nel singolo paziente va valutato l'effetto diuretico: se la dose è terapeutica si verifica una diuresi intensa nelle 4-6 ore seguenti l'assunzione orale. La diuresi in questo periodo può arrivare a 2000-4000 ml e non aumenta aumentando la dose. Se il paziente non ha questo effetto in questa finestra temporale ma, per esempio, ha una poliuria non in rapporto alla somministrazione ("vado a urinare giorno e notte") significa che abbiamo somministrato una dose non terapeutica. La nicturia, tipicamente, indica una diuresi diurna inefficace, non un'eccessiva risposta al diuretico.

Come posso aumentare l'effetto diuretico? Dato che i diuretici dell'ansa hanno una risposta binaria, non è possibile regolarne l'effetto gradualmente.

Se l'effetto è insufficiente l'aggiunta di un tiazidico o un risparmiatore di potassio aumenta la diuresi bloccando il riassorbimento oltre l'ansa di Henle (blocco sequenziale del nefrone).

In alternativa si può somministrare una seconda dose terapeutica di diuretico dell'ansa dopo 6 o più ore.

Notare: se si è stabilito che il nostro paziente risponde a 50 mg di furosemide, somministrare una compressa da 25 mg al mattino e una al pomeriggio non avrà alcun effetto diuretico perché si rimane sotto la dose soglia. Ugualmente non si aumenterà la diuresi somministrando 100 mg al mattino perché l'effetto è on/off e non graduale. Il principio di base è: "trova la dose che funziona e usa solo quella".

I diuretici dell'ansa sono tutti uguali? No. Per abitudine, in tutto il mondo, la molecola più utilizzata in assoluto è la furosemide, ma secondo gli autori non è la scelta migliore dato che ha una risposta incostante anche per la sua biodisponibilità variabile (dal 10 al 100% secondo il Gilman-Goodman).

Una molecola con caratteristiche migliori sarebbe la torasemide che ha una biodisponibilità più affidabile (~80%), un effetto più costante, un'emivita di 3-4 ore (rispetto alle 1-2 della furosemide), minori effetti negativi sul quadro elettrolitico e anche un certo effetto antimineralcorticoide utile nello scompenso cardiaco.

L'articolo, che merita la lettura, tratta poi altre questioni pratiche come le interazioni che riducono l'effetto dei diuretici dell'ansa, l'utilizzo del diuretico al bisogno in alcuni pazienti e le false credenze (non vengono assorbiti se il paziente è edematoso, la via endovenosa è più efficace, il diuretico va sospeso se aumenta la creatininemia, ecc.).



Gilberto Lacchia - Pubblicato 29/04/2019 - Aggiornato 29/04/2019

Commenti

Post popolari in questo blog

266 - Oppioidi e antidepressivi: attenti alle interazioni pericolose

[Tempo di lettura: 7 min]  Associare oppioidi e farmaci antidepressivi espone a diversi tipi di interazione. Alcuni oppioidi aumentano l'attività serotoninergica e possono indurre una sindrome serotoninergica. In certi casi gli SSRI possono bloccare il metabolismo degli oppioidi riducendo l’effetto analgesico di alcuni o aumentando le concentrazioni e il rischio di effetti avversi di altri. La strategia preventiva più semplice è quella di evitare la prescrizione degli oppioidi associati a maggiori rischi di interazione. L'effetto analgesico degli oppioidi è mediato attraverso tre recettori oppioidi principali, mu , delta e kappa .  Molti oppioidi, soprattutto quelli sintetici, agiscono anche su altri target, bloccando per esempio la ricaptazione di serotonina e noradrenalina e i recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). Alcuni oppioidi inibiscono il trasportatore di serotonina che aumenta le concentrazioni di serotonina nella sinapsi e quindi l'effetto postsinaptico della se...

304 - Scialorrea da farmaci

[Tempo di lettura: 4 min]    Diversi farmaci, utilizzati soprattutto in psichiatria, possono causare ipersalivazione. È un problema che può ridurre la qualità di vita dei pazienti e a volte avere complicanze gravi. La scialorrea (ipersalivazione) è un sintomo soggettivo, percepito dal paziente come eccessiva produzione di saliva. A volte si presenta con una fuoriuscita di saliva dalla bocca perché il soggetto non riesce a trattenerla dietro la barriera labiale. È un fenomeno comune nei neonati, ma è considerata anomala dopo i quattro anni. Può essere causata dalla diminuzione della frequenza di deglutizione o dall’aumento della produzione di saliva. Le cause possono essere locali (odontalgia, protesi mal posizionate, infiammazioni o infezioni orali), neurologiche (nevralgia trigeminale, tumori cerebrali, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica), tossiche (mercurio, iodio, fluoruro di sodio, funghi velenosi, nicotina) o farmacologiche. La scialorrea può avere div...

331 - Valutare gli aumenti della creatinchinasi

[Tempo di lettura: 8 min]  Un aumento della creatinchinasi è un riscontro frequente in medicina generale. La maggior parte dei casi lievi dipendono da cause transitorie e autolimitantesi. In alcune situazioni è opportuna una valutazione diagnostica più approfondita. La creatinchinasi (CK) è l'enzima più utilizzato per diagnosi e follow up delle malattie muscolari. Le concentrazioni sieriche aumentano in risposta alla lesione muscolare ed è l'indicatore più sensibile di danno muscolare e il miglior parametro del decorso della lesione muscolare. La CK è un dimero e si presenta in tre isoenzimi diversi (MM, MB e BB), che possono essere distinti all’elettroforesi. Il muscolo scheletrico ha la più alta concentrazione di CK di qualsiasi tessuto, con più del 99% MM e piccole quantità di MB. Il tessuto cardiaco ha la più alta concentrazione di CK-MB, che rappresenta circa il 20% della CK cardiaca (la troponina I è un marker più specifico di danno miocardico rispetto alla CK-MB, uti...